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Era “il 6 gennaio 1907, in via dei Marsi, 53, e a me fu affidata la responsabilità della direzione” scrive Maria Montessori ne “La scoperta del bambino”. “Fui invitata dal direttore generale dell’Istituto dei Beni Stabili di Roma ad assumere l’organizzazione di scuole infantili da crearsi nelle case popolari. La magnifica idea era di riformare un quartiere di rifugiati e di misera gente, come quello di San Lorenzo a Roma [...].” (M. Montessori, La scoperta del bambino, p.36, 2014).

La Casa dei bambini di San Lorenzo è una vera e propria casa, un appartamento al piano terra in un condominio in un quartiere di Roma. E’ proprio qui che il procedimento scientifico nella scuola raggiunse la sua piena efficienza […]. Si ebbero quei sorprendenti fatti, come <<l’improvviso manifestarsi della scrittura e della lettura spontanea>>, <<la spontanea disciplina>>,<<la libera vita sociale>>”, fatti che incuriosirono molti e suscitarono ammirazione in tutto il mondo. Fu dal lavoro con questo gruppo di bambini provenienti da famiglie svantaggiate che nacque il metodo Montessori. San Lorenzo divenne quindi l’epicentro della rivoluzione pedagogica montessoriana, una piccola scuola di periferia con pochissime risorse cambiò il corso della storia dell’educazione infantile. 

Coloro che per la prima volta hanno modo di osservare il metodo in pratica rimangono sbalorditi dall’ordine, dall’organizzazione e dalla semplicità dell’ambiente ma soprattutto dalla varietà ed efficacia dei “materiali di sviluppo” e dall’autonomia dei bambini

Queste caratteristiche, fondamento della filosofia montessoriana, non corrispondevano però al fine del percorso educativo dello studente, non erano l’obiettivo ultimo dell’educazione immaginata dalla scienziata di Chiaravalle.

“La necessità del presente e non l’organizzazione di un futuro migliore occorre dunque considerare. […] L’educazione non può essere considerata un <<particolare insignificante>> della vita del popolo, un modo di fornire qualche elemento di cultura ai giovani; l’educazione deve essere considerata dal duplice punto di vista: dello <<sviluppo dei valori umani>> dell’individuo e specialmente dei suoi <<valori morali>> […] L’ordine e la disciplina devono essere <<orientati verso il raggiungimento dell’armonia umana>>. […] Stabilire una pace duratura è il lavoro dell’educazione (M. Montessori, Educazione e Pace, p. XIII).

Spesso, parlando di educazione Montessori, si parla di come i bambini acquisiscano autonomia, sviluppino le loro capacità innate, siano in grado di assorbire in modo profondo tutto ciò che l’ambiente preparato gli offre. Ed è proprio così, questi aspetti sono estremamente importanti, ma il fine ultimo dell’educazione per Montessori era che i bambini divenissero portatori di pace. Ma cos’è la pace? Spesso è intesa come la fine di un evento bellico, “il trionfo finale e stabile”, l’asservimento di un popolo all’altro dopo una sconfitta. “L’errore di chiamar pace il trionfo permanente delle finalità della guerra fa sì che non riconosciamo più la via della salvezza, quella che potrebbe condurci a raggiungere la vera pace”. (ivi, p. 6) "La questione della pace non può essere considerata da un punto di vista negativo […] nel senso stretto di <<evitare le guerre>> […] La Pace ha in sé il concetto positivo di una riforma sociale costruttiva”. (ivi, p. XI). 

L’educazione, per Montessori, era un mezzo, forse l'unico, per eliminare la guerra una volta per tutte. La pedagogista considerava l’educazione morale, valori come il rispetto per l’altro, per la diversità, per il mondo circostante, la responsabilità personale, parte fondamentale dell'educazione di ogni bambino. Questi valori erano quindi importanti tanto quanto la matematica, il linguaggio, la geografia o le scienze. Montessori riteneva che ogni metodo educativo che rifiutasse o reprimesse i suggerimenti dell’io morale, dovesse essere considerato un crimine. Era anche consapevole che, “a questa realtà, bisogna innanzi tutto educare l’adulto, perché esso trasformi il suo comportamento verso le nuove generazioni”. (ivi, p. 47).

Fin dalla prima Casa dei bambini, Montessori si pose l’obiettivo di sviluppare nel fanciullo la cosiddetta grazia dei movimenti, una qualità che gli avrebbe permesso di muoversi in armonia con l’ambiente circostante. A questo nuovo equilibrio tra il fanciullo e l’ambiente scolastico si sarebbe aggiunta una crescita morale che gli avrebbe permesso di apprezzare il lavoro degli altri e di rispettarlo. Fin dall’esperimento di San Lorenzo nelle classi Montessori non c’era spazio per prevaricazione e sopruso. Un bambino cresciuto secondo questi principi, libero di seguire le proprie predisposizioni, soddisfatto del suo lavoro, sarebbe poi diventato un adulto capace di scegliere la pace e non il conflitto. 

In una conferenza tenuta a Copenaghen il 22 maggio 1937 Montessori ci ricorda che:  “L’educazione assume oggi, nel particolare momento sociale che attraversiamo, un’importanza veramente illimitata. E questa accentuazione del suo valore pratico si può esprimere con una sola frase: l’educazione è l’arma della pace (M. Montessori, Educazione e Pace, p. 37).

L’attualità di questa frase ci riporta alle battaglie pacifiste dell’educatrice italiana e ci ricorda il valore fondativo dell’educazione, sia a livello societario che individuale. Così, il bambino è chiamato ad essere pietra d’angolo, centro nella costruzione (o ricostruzione) di una società pacifica. La ferma e appassionata difesa della cultura democratica della pace, dell’atteggiamento solidaristico è il più potente motore dello sviluppo umano. Montessori ci ricorda, a 114 dall’inaugurazione della prima Casa dei bambini, di guardare oltre i risultati immediati e di lavorare affinché i bambini possano diventare portatori di pace.

 

Erica Morettiassistant professor presso il Fashion Institute of Technology-SUNY

Iliana Morelli - CEO Boboto