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Qual è il ruolo dell'arte nel processo educativo? E quali meraviglie scatena se inserita in un contesto capace di accoglierla? ‹‹Il bambino competente e creativo esiste, se c’è l’adulto competente e creativo››.

Le Istituzioni Educative (1) sono luoghi di produzione di cultura, in cui i bambini sono protagonisti dei processi di costruzione della realtà, proprio in virtù del fatto che il loro agire è sostenuto e valorizzato da un contesto progettato per accogliere il prodotto dell’attività di fare significato (2).

Questo processo dinamico è ovviamente condizionato – grazie alla naturale predisposizione del bambino ad interagire con tutto ciò che lo circonda – dalla natura dell'ambiente stessoAssunta la cultura quale cassetta degli attrezzi attraverso la quale gestire e comprendere il proprio mondo (3), la variabile qualitativa di un’Istituzione Educativa si colloca nella capacità – da parte di chi la vive professionalmente – di progettare contesti arricchenti, che permettano al bambino di esperire molteplici chiavi di lettura (4) al fine di superare il mito dell’univocità della realtà.

L’impegno educativo si situa perciò anzitutto nel ripensamento della concezione dei gruppi di bambini che abitano le Istituzioni. Essi non possono semplicisticamente risultare fruitori – più o meno passivi – di conoscenze dispensate (per quanto ben organizzate didatticamente), bensì necessitano di essere concepiti come costruttori della propria conoscenza, all’interno di una comunità che offre opportunità di ricercare significati, negoziare ed apprendere nella relazione.

L’arte intesa come dispositivo pedagogico – ossia insieme strutturato di componenti educativi intenzionalmente predisposti (5) – è una risorsa essenziale in questo processo.  Essa permette, attraverso l’opera (6) risultante dall’atto creativo, di appropriarsi di una prospettiva significativa dell’esperienza comunitaria, attraverso la partecipazione al processo di co-costruzione del prodotto stesso. L’opera d’arte, infatti, raffigura un mondo possibile (7), una realtà simbolica che penetra l’essenza dell’oggetto, che acquisisce significato solamente quando gli individui che compongono la comunità ne acquisiscono una consapevolezza affettiva ed intellettiva (8).

foto arte corpo

Al di là del codice impiegato infatti – che esso appartenga alla categoria del linguaggio musicale, piuttosto che verbale o gestuale (nella narrazione e nel teatro) o plastico (nella sfera della pittura o della scultura) – l’oggetto realizzato acquisisce valore soltanto in un percorso di condivisione. Quando i bambini riproducono con uno strumento (per esempio la voce) il suono dell’autoambulanza, del treno ecc. l’effetto acustico riprodotto ne trattiene gli elementi caratteristici, ed essi diventano velocemente patrimonio condiviso dal gruppo come rappresentativi ed evocativi di quella specifica esperienza. In questi casi siamo di fronte ad un prodotto artistico – derivato da un processo creativo di natura musicale – che implica una complessa ricerca, competenze nella costruzione e nell’uso espressivo dei linguaggi simbolici, e non per ultimo la consapevolezza della potenzialità della condivisione – all’interno di una comunità linguistica – di un linguaggio simbolico.

La rappresentazione artistica necessita quindi di un contesto capace di accoglierla, tuttavia se il suono del camion dei pompieri, o la rappresentazione mimica di un aeroplano o di un’ape, sono elementi che il bambino ha acquisito ed elaborato tramite l’immersione in un contesto culturale, risulta doveroso riflettere sul ruolo dell’adulto e sulla sua influenza su di essi.

‹‹Il bambino competente e creativo esiste se c’è l’adulto competente e creativo›› (9). Al fine di sostenere l’immagine di infanzia competente e creativa, non è quindi solo un contesto che supporta la collaborazione tra coetanei. È indispensabile la competenza di un adulto che – oltre a costruire contesti favorevoli alla collaborazione tra coetanei – sa alimentare quelle condizioni educative dove la sperimentazione dei codici espressivi e comunicativi non si limita a contemplare la sola matrice culturale propria della comunità, ma è aperta al nuovo, al diverso e al possibile.

In questa cornice il professionista dell’educazione deve essere consapevole che la cultura ‹‹non verte soltanto su ciò che è canonico, ma sulla dialettica tra le sue norme e ciò che è umanamente possibile […] è la consapevolezza delle prospettive alternative, non lo sguardo dall'Olimpo, quella che ci rende liberi di creare una visione correttamente pragmatica del Reale›› (10). Ciò che caratterizza l’Uomo è la capacità di immaginare (11), ed in particolare la possibilità di costruire realtà immaginarie collettive.

Educare al possibile, all’immaginazione, alla creatività significa dunque ri-appropriarsi delle radici dei linguaggi artistici.  Nelle Istituzioni Educative ciò offre la possibilità di costruire comunità di pratiche – sottocomunità di persone che apprendono le une dalle altre (12) – purché ‹‹l’adulto operi con sensibilità e preparazione a costruire con i bambini forme concrete di cultura: e parta sempre da quell’immenso fascio di potenzialità logiche e creative dei bambini stessi›› (13).

“L’arte è il più efficace modo di comunicazione”

John Dewey

 

Articolo a cura di Serafino Carli

 

Riferimenti

(1) Un’Istituzione plasma le credenze e le condotte della comunità che la abita [Durkheim, 1963]: ciò comporta l’assunzione della consapevolezza – da parte di chi opera nel mondo dell’educazione – che un’Istituzione Educativa diffonde conoscenze e pratiche circa la verità, la bontà, la giustezza o la bellezza di un determinato agire coordinando le interazioni tra individui, elaborando un comune e condiviso sfondo di saperi e valorizzando, conferendo stabilità, a saperi pratici e storicizzati, identitari di una comunità. In questa prospettiva il ruolo dei Nidi e delle Scuole dell’Infanzia risulta determinante nella diffusione di una consapevolezza forte delle competenze dei bambini: è infatti il professionista dell’educazione che – attraverso una cura dell’ambiente educativo (ecologicamente inteso) che faccia emergere il protagonismo costruttivo dei bambini – ha la facoltà di contaminare la cultura degli adulti. [Fortunati A., Zingoni S. (2014) Provocare di opportunità le esperienze: i bambini costruttori di micro-culture, in L’approccio di San Miniato all’educazione dei bambini]

(2), (3) Bruner J. [1998] La cultura dell’educazione, Feltrinelli, p. 33 e p. 111

(4) Pinto Minerva F. [1980] I linguaggi dell’ambiente, in Frabboni F. (a cura di), Scuola maggiorenne: Scuola dell’infanzia e nuovi contenuti educativi, Sansoni, p. 96

(5) sul concetto di Dispositivo Focault M. [1996] La volontà di sapere, Feltrinelli; Massa R. [1987] Educare o istruire? La fine della pedagogia nella cultura contemporanea, Unicopli.

(6) sul concetto di Opera Meyerson I. [1948] Les Fonctions Psychologiques et les Oeuvres, Vrin

(7) Gardner H. [2011] Verità, bellezza, bontà: educare alle virtù nel ventunesimo secolo, Feltrinelli, p. 31

(8) Meyer L. [1972] Significato in musica e teoria dell’informazione, in Jakobson, Arnheim, Moles, Bense et al., Estetica e teoria dell’informazione, Bompiani, p. 159

(9) Rinaldi C. [2016] In dialogo con Reggio Emilia: ascoltare, ricercare, apprendere, Reggio Children, p. 144

(10) Bruner J. [2002] La fabbrica delle storie: diritto, letteratura, vita, Laterza, p. 18 e p. 26

(11) Secondo Harari la capacità veramente unica delle nostre forme di linguaggio è ‹‹la capacità di trasmettere informazioni su cose che non esistono affatto. […] Grazie alla Rivoluzione cognitiva, l’Homo sapiens acquisì la capacità di dire: “Il leone è lo spirito guardiano della nostra tribù.” Tale capacità di parlare di fantasie inventate è il tratto più esclusivo del linguaggio sapiens. […] la finzione ci ha consentito non solo di immaginare le cose, ma di farlo collettivamente. Possiamo intessere miti condivisi come quelli della storia biblica della creazione, quelli del Tempo del Sogno elaborati dagli aborigeni australiani e quelli nazionalisti degli stati moderni. Questi miti conferiscono ai Sapiens la capacità senza precedenti di cooperare tra grandi numeri di individui. […] I Sapiens sono in grado di cooperare in modi estremamente flessibili con un numero indefinito di estranei. Ecco perché i Sapiens governano il mondo, mentre le formiche mangiano i nostri avanzi e gli scimpanzé sono in mostra negli zoo o vengono osservati nei laboratori di ricerca›› tratto da Harari Y. N. [2016] Da animali a Dèi: breve storia dell’umanità, Bompiani, p. 36 e p. 37

(12) Bruner J. [1998] La cultura dell’educazione, Feltrinelli, p. 35

(13) Pescioli I. [2010] Il metodo della ricerca nella scuola fino dall’infanzia, Morgana, p. 1