La prima "Casa dei Bambini" di Maria Montessori
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Boboto intervista Annamaria Angelone, insegnante montessoriana che ha svolto per 34 anni la propria professione nel luogo storico dove Maria Montessori ha dato vita alla sua idea pedagogica: la prima “Casa dei bambini” fondata a Roma il 6 Gennaio del 1907.

Boboto: Annamaria sei un’ insegnante montessoriana e hai svolto la tua professione in questo luogo storico, probabilmente il più importante per chi è vicino alla figur di Maria Montessori e alla sua didattica. Ci racconti quando hai iniziato a lavorare qui e qual è stato il tuo primo impatto con questo luogo?

Annamaria: ho insegnato nella Casa dei Bambini di via dei Marsi per 34 anni, da un anno sono in pensione e la dirigente scolastica ha la mia disponibilità, da esterna e volontaria, in caso di necessità per la scuola. Premetto subito che ho fatto i miei studi, compreso una specializzazione sulla Didattica Differenziata Montessori, senza avere come obiettivo l’insegnamento in una Casa dei Bambini. Quando poi, vinto il concorso, ho preso la titolarità sulla prima Casa dei Bambini di Via dei Marsi, si sono stravolti i miei progetti.

Mi sono trovata di fronte ad una realtà che non credevo tale, non avendo avuto in precedenza una esperienza diretta nell’applicazione del metodo. Se non si entra in contatto con una realtà attiva, non si può capire appieno quale sia la grandezza del metodo e quanto esso sia positivo per lo sviluppo psicofisico del bambino. È una scuola a misura del bambino (non è una classe, è proprio un appartamento all’interno di un condominio ) capace di sviluppare abilità, talenti, di motivare, di rinforzare la fiducia reciproca, di creare persone e non computer, di rispettare i bambini e i loro bisogni , è una scuola che non fa scegliere tra l’imparare facendo i compiti chiusi in casa o correndo in un bosco.

E i bambini in questo ambiente ricco e stimolante sono liberi, non di fare quello che vogliono ma di scegliere, e lavorano concentrati, con il rispetto dei compagni, si aiutano a vicenda, i più grandi, spontaneamente fanno da tutor ai più piccoli. Il materiale è tenuto in perfetto ordine e i bambini lo rispettano, lo usano “ indefinitivamente “ secondo i loro tempi e i loro bisogni. In una scuola Montessori la maestra presenta il materiale che di volta in volta poi ripone su una mensola a disposizione dei bambini e poi osserva ,prepara l’ambiente ed è sempre a disposizione, ma sono poi i bambini che lavorano sapendosi gestire.

B: dal ‘900 ad oggi il mondo è completamente cambiato e con esso anche le generazioni che continuano a succedersi: i bisogni, le necessità, le abilità, i rapporti interpersonali si sono nel tempo modificati.

Nella tua lunga esperienza di educatrice avrai visto cambiare tantissime cose anche nei bambini, non perché la loro natura sia diversa da quella di un tempo, ma perché chiaramente il mondo circostante ha le sue influenze. Pensi che il “metodo” nel tempo abbia dovuto addattarsi a questi cambiamenti per ottenere gli ottimi risultati per il quale è tanto stimato, o è applicabile adesso come allora?

A: oggi, secondo me, il metodo è ancora più valido di un secolo fa, proprio a causa delle innumerevoli trasformazioni avvenute, i bambini sono bombardati da messaggi che usufruiscono dai diversi mezzi di comunicazione. Non c’è più dialogo in famiglia, non c’è mai il tempo per ragionare , per confrontarsi, per confidarsi, per stare un momento a riflettere, già a 3 / 4 anni i bambini sono stressati . E qui l’attualità del metodo, hanno il tempo di fermarsi e concentrarsi, di sbagliare, di provare e riprovare e anche di fare nulla se questo è il loro bisogno del momento.

B: nell’ultimo anno c’è stata all’estero una particolare “nuova” attenzione verso il Montessori, tanto che in alcuni paesi si sono letteralmente impennate le iscrizioni nelle scuole a metodo. C’è da dire, inoltre, che da sempre il Montessori ha preso molto più piede all’estero che in Italia, tanto che altrove esistono cicli scolastici completi che partono dal nido per finire alle scuole superiori e all’università.

Perché in Italia tutto questo non è successo e continua ad essere addirittura difficoltoso e complesso aprire nuove sezioni di scuola dell’infanzia ma soprattutto di scuola primaria? Potrebbe essere una soluzione partire con delle sezioni ad ispirazione montessoriana?

A: è vero il detto che nessuno è profeta nella propria patria, nei miei anni di insegnamento sono stata testimone di innumerevoli visite di docenti Montessoriani , provenienti da tutto il mondo, dove questa metodologia è stata accolta con grande entusiasmo e da parte delle Istituzioni e dalle famiglie. Oggi arrivano conferme circa l’attualità e la potenza educativa del metodo sia dalle neuroscienze, sia dagli psicopedagogisti. Purtroppo l’Italia è molto carente di Scuole Montessori. L’istituzione di classi montessori richiederebbe nuovo personale, e su questo punto non ci sarebbero problemi visto gli innumerevoli corsi di formazione. Ma le insegnanti di scuola tradizionale che sono in servizio e che non hanno il titolo, che fine farebbero? Le proposte che a volte i Dirigenti portano in Collegio Docenti per la trasformazione di classi tradizionali in Montessori vengono quasi sempre bocciate.

E ancora ci sarebbe il costo alto per l’acquisto del materiale didattico e dell’arredamento tipico del metodo. Uno dei pregiudizi più diffusi riguardo all’approccio Montessori è la sua ( presunta) rigidità e libertà.

I materiali servono per un unico scopo e devono essere utilizzati in un modo solo. Se questo è vero nella teoria, Maria Montessori stessa esortava le insegnanti a rispettare “ l’utile attività “, ovvero l’uso alternativo dei materiali, a condizione che questo fosse creativo e costruttivo.

Il bambino, scrive Maria Montessori nella “Scoperta del bambino”, richiede un’ esatta guida scientifica, come quella resa possibile dalla nostra dotazione strumentale e dai nostri esercizi. Egli può essere paragonato a un erede inconscio dei grandi tesori che possiede, ansioso di apprezzarli attraverso la conoscenza di un esperto di professione, di catalogarli e classificarli, in modo di averli a sua piena e immediata disposizione “.

L’ideazione di ogni materiale implica l’adozione di alcune caratteristiche irrinunciabili, come la scientificità, l’esattezza, la specificità, il controllo dell’errore, i limiti, la stimolazione di attività in quanto materiale di sviluppo invece che sussidio didattico.

L’importanza della libertà e la necessità pedagogica dell’ordine, il valore dell’autonomia , la rilevanza dell’individuare e creativo sviluppo, e la rigidità di alcune prescrizioni didattiche. Questi paradossi non corrispondono a debolezze teoriche, ma definiscono la vitalità dell’approccio montessoriano.

Siamo di fronte ad un processo dialettico, tra libertà e disciplina, spontaneità e ordine. Un elemento fondamentale per comprendere il ruolo della libertà è l’ambiente. Non si può far fiorire la libertà del bambino al di fuori di un ambiente pensato , creato, curato appositamente per lui. Dal disordine emerge un ordine in cui il bambino può godere della libertà che gli è necessaria al suo sviluppo. A volte la libertà del bambino può estrinsecarsi in atti apparentemente strani, come le ripetizioni dello stesso esercizio, la loro incredibile capacità di concentrazione. Perché questa possa emergere, sempre fondamentale è la qualità dell’ambiente che deve essere sempre curato e attraente. L’insegnante deve essere un tramite tra il bambino e l’ambiente. Secondo Maria Montessori l’insegnante “deve combinare scienza e arte: la scienza di conoscere la mente del bambino e un metodo di educazione, e l’arte di riconoscere il grado di sviluppo in un bambino in un dato momento”, per questo, l’insegnante deve imparare “non a insegnare, ma piuttosto a osservare”. Dalla libertà, all’ambiente, all’osservazione dei materiali, ogni cosa nel mondo montessoriano ha un suo valore e dialoga con le altre.

B: sei un’educatrice di scuola dell’infanzia ma anche formatrice e quindi profonda conoscitrice della filosofia montessoriana e delle dinamiche che si sono sempre sviluppate in Italia. Nella nostra esperienza abbiamo incontrato spesso genitori che dopo il percorso dei loro bambini e bambine in una scuola a metodo, rinunciavano a continuare il percorso nella scuola primaria Montessori perché convinti che i loro figli, passando alle scuole medie tradizionali avrebbero affrontato grandi difficoltà. Tu cosa ne pensi di questo passaggio e cosa consiglieresti ad un genitore che dovesse affrontare una scelta di questo tipo?

A: sono in disaccordo con quanto sostengono quei genitori che interrompono l’iter montessoriano. Probabilmente (è una mia impressione è potrei sbagliarmi) , i loro bambini non hanno frequentato una scuola montessoriana provvista di tutti i materiali e con l’utilizzo appropriato degli stessi. Ho avuto bambini, poi diventati grandi, che tornati per fare un saluto (questo è molto frequente), hanno espresso la loro soddisfazione raccontando come alla scuola primaria erano i più preparati a livello didattico (per la grammatica italiana, per la matematica, le scienze, le ricerche scientifiche, ecc). I ragazzi più grandi, alle scuole medie, non hanno avuto difficoltà nella risoluzione di problemi di matematica laddove c’era da ricordarsi teoremi o formule di cubi di binomio e trinomio, avendo ancora vivo il ricordo dell’uso del materiale usato nella Casa dei Bambini.

B: nel nostro percorso abbiamo incontrato molti insegnanti che ci hanno sorpreso dicendoci che avevano sempre scartato l’idea di avvicinarsi alla pedagogia Montessori perché la credevano molto chiusa nell’applicazione e nella formazione, ma che il loro desiderio non era svanito e ci hanno chiesto dei consigli su come poter gradualmente modificare la loro didattica tradizionale mettendosi in cammino verso il Montessori.

Approfittiamo della tua decennale esperienza e disponibilità: quali consigli ti sentiresti di dare a questi/e insegnanti?

A: come si può evincere da quanto ho detto, non ci possono essere sezioni ad ispirazione montessoriana se non c’e l’ambiente adatto, i materiali strutturati, l’insegnante specializzata. Come già detto, senza questi presupposti , il metodo non avrebbe senso e perderebbe tutto il valore e le finalità per le quali è stato creato. Secondo il mio parere, l’unica e giusta soluzione sarebbe la totale trasformazione di sezioni tradizionali in Montessoriane.

B: sulla base di quello che ci hai raccontato finora, pensi che ci sia allora una possibilità che il metodo Montessori possa diffondersi nella scuola pubblica italiana e non restare per la maggiore appannaggio, come spesso si verifica adesso, di chi può permettersi di pagare delle rette scolastiche. E se si quale potrebbe essere una possibile strada?

A: tutti sono convinti sulla validità del metodo ma poi nessuno fa nulla a cominciare dai dirigenti scolastici e da tutte le altre istituzioni preposte. Le insegnanti e tutti i movimenti dei genitori non possono da soli modificare la situazione se non sono supportati dall'alto.

B: grazie Annamaria per le parole e l'entusiasmo che nutri ancora per questo metodo. Noi di Boboto continueremo a diffondere le pratiche tramite il nostro progetto #MONTESSORI3D , una nuova prospettiva per la divulgazione del pensiero di Maria Montessori, che speriamo possa entrare presto nei contesti educativi in Italia e all'estero.