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Maria Montessori è stata una scienziata che ha dedicato la sua vita alla causa del bambino, sviluppando una pedagogia scientifica basata sull’osservazione dei piccoli e delle dinamiche a lui circostanti, diventando famosa per il metodo educativo che porta il suo nome. Il suo approccio è oggi utilizzato in tutto il mondo, dagli asili nido fino alle scuole superiori.

La Dottoressa ebbe modo di rilevare, attraverso l’osservazione scientifica, che i bambini lasciati liberi di organizzare le proprie attività in un ambiente progettato per le loro esigenze, sono nella condizione migliore per imparare ad esercitare le competenze necessarie al pieno sviluppo della loro personalità.

“L’unica lingua che gli uomini riescono a parlare perfettamente è quella che imparano in tenera età, quando nessuno può insegnare loro nulla” [M. Montessori].

Maria Montessori sostiene che il linguaggio è alla base della vita sociale in quanto determina quella trasformazione dell’ambiente che noi chiamiamo civilizzazione. Questo si sviluppa spontaneamente attraverso un processo naturale che segue delle fasi simili per tutti i bambini e per qualsiasi linguaggio. Questo processo di acquisizione ha diversi periodi in cui il bambino ha inizialmente un’esplosione del linguaggio che dura fino all’età di due anni e mezzo, per poi continuare con l’acquisizione e l’organizzazione di esso fino ai cinque-sei anni, contemporaneamente alla fine del periodo sensibile del linguaggio. “Il segno alfabetico acquista interesse e conduce a un progresso prodigioso nello scrivere quando risponde a una parola mentalmente analizzata. E’ questo che ha condotto nelle nostre scuole i piccoli bambini all’acquisto della scrittura spontanea, avvenuta in modo “esplosivo”. (1)

Lo sviluppo del linguaggio può essere diviso in due periodi principali: uno inferiore, che ha lo scopo di sviluppare le vie nervose e i meccanismi centrali, con il compito di collegare le vie sensoriali con quelle motrici; uno superiore, determinato da attività psichiche che, grazie a dei meccanismi preformati, vengono fuori.

Spesso si pensa che il bambino inizi a parlare quando la parola che pronuncia acquista un significato, ma non è cosi: si ritiene iniziato il linguaggio quando avviene il riconoscimento della parola in modo tale che essa venga associata all’oggetto che rappresenta. Possiamo affermare, quindi, che il linguaggio parlato ha il suo inizio grazie alle percezioni del bambino, e successivamente si andrà a perfezionare raggiungendo poi il linguaggio articolato.

Due delle più importanti attività che i bambini incontrano nella loro vita, è quello di imparare a leggere e a scrivere, e Maria Montessori ha avuto delle geniali intuizioni che le hanno permesso di ideare diversi materiali all’acquisizione di queste competenze.

Il linguaggio è stato il tema della lezione svolta da Sara Mortella a Campobasso, il 24 marzo, per il corso introduttivo alla pedagogia Montessori di Fondazione Montessori Italia, in collaborazione con Boboto. Durante questa giornata di formazione, i cui protagonisti sono stati genitori, insegnati e professionisti del settore educativo, si è approfondito il pensiero sviluppato da Maria Montessori affinché il linguaggio e la scrittura possano trovare più facilmente, quindi, la via “all’esplosione”.

Sara Mortella ha spiegato come Maria Montessori sostenga l’importanza del periodo della preparazione indiretta alla scrittura, con tutta una serie di esercizi piacevoli ed interessanti che preparano la mano ad un movimento e ad un’impugnatura corretta, attraverso l’utilizzo di materiali quali cilindri colorati e dei rumori, incastri solidi, incastri delle forme geometriche, tavolette del liscio e del ruvido ecc.; per poi passare ad una preparazione diretta alla scrittura, attraverso materiali come gli incastri di ferro e le lettere smerigliate delle quali ci parla proprio Maria Montessori in “Psicogrammatica”: “Poi un bel giorno, dato che la mano ha toccato e ritoccato con interesse le lettere smerigliate e ormai quei movimenti sono diventati naturali nelle piccole mani, cominciano a scrivere. Si trovano in mano la scrittura come si erano trovati in bocca il linguaggio. La scrittura però è molto più facile. Non si sono nemmeno accorti di aver compiuto un lavoro: sentono soltanto lo stupore e l’entusiasmo di avere scritto. Così si comincia.” (2)

L’adulto quindi ha il compito di predisporre in maniera opportuna l’ambiente che ospiterà il bambino, il quale sarà circondato da inviti all'azione e la sua attività sarà incoraggiata anziché semplicemente consentita. In questo ambiente troviamo l'importante componente che assumono i materiali montessoriani, che hanno come fine la facilitazione dell'apprendimento, ma che sono anche di grande supporto al lavoro dell’insegnante, infatti Maria Montessori ci dice: “Questo fine lavoro non è del tutto facile per la maestra e perciò il materiale le suggerisce ogni particolare: essa deve essere alleviata il più possibile dal lavoro di preparazione e di ricerca; troppo grande è il suo compito di delicato intervento. Noi nel preparare il materiale abbiamo lavorato per lei, siamo stati gli operai che hanno confezionato tutti gli oggetti necessari alla vita: a lei non resta che <<vivere e far vivere>>. (3)

Sara Mortella ha poi posto l’accento su quanto, per Maria Montessori, sia importante la cura dell’essere umano: l’aiuto alla vita è fondamentale anche nello sviluppo del linguaggio. Gli aiuti possono essere innumerevoli, come: la semplicità e la brevità delle parole, la comunicazione, infatti, è fondamentalmente sotto ogni punto di vista; sguardi, gesti, voce hanno un’incisività immensa. Il bambino, grazie alla sua mente assorbente, può apprendere una quantità molto vasta di vocaboli anche scientifici. Scopre il mondo intorno a sé e la meraviglia di comunicare con l’altro. Con l’approccio montessoriano si offrono al bambino stimoli che, a partire dalla scoperta del nome di un oggetto da piccolissimi, alla nomenclatura del nome del pistillo per i bambini un po’ più grandi, fino alla scoperta del gioco della grammatica che abbellisce la lingua, hanno come scopo fondamentale la facilitazione dell’apprendimento.

Durante la lezione hanno trovato posto anche esercizi pratici che sono serviti, sia per i genitori che per gli insegnanti, a riflettere sui tanti stimoli, che può ricevere il bambino e su come la percezione di questi possa essere differente da bambino a bambino. Bisogna imparare a saper mettere, quotidianamente, il bambino al centro: ascoltarlo realmente, provando a comprendere il suo “io” individuale, il suo differente modo di percepire, di sentire, di apprendere. Provare a rispondere adeguatamente ai suoi bisogni, per costruire una comunità in cui i bisogni dell’altro, la comunicazione e la comprensione sono vitali, non solo per l’adulto ma soprattutto per il “bambino padre dell’uomo”, come lo definiva Maria Montessori.

Articolo a cura di Clarissa Manco.

(1) Maria Montessori, “Psicogrammatica”, Franco Angeli, 2017, pp. 20

(2) Maria Montessori, “Psicogrammatica”, Franco Angeli, 2017, pp. 24

(3) Maria Montessori, “L’autoeducazione”, Garzanti, 2000, pp. 343