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Boboto racconta “in pillole” la filosofia di Maria Montessori riguardo l’istinto che i bambini e le bambine hanno nello svolgere mansioni che noi adulti chiamiamo “lavoro”.

Lo sviluppo e la crescita presentano successivi fondamenti e rapporti sempre più stretti fra l’individuo e l’ambiente, poiché lo sviluppo della personalità  - ossia quel che si chiama libertà del bambino - non può essere che l’indipendenza progressiva dell’adulto realizzata grazie ad un ambiente adeguato, in cui il bambino possa trovare i mezzi necessari allo svolgersi delle proprie funzioni.  Ciò è altrettanto chiaro e semplice come il dire che lo svezzamento si effettua preparando al bambino un'alimentazione  basata sui cereali e il sugo di frutta, ossia utilizzando i prodotti dell’ambiente per sostituire il latte materno. L’errore della libertà del bambino, nell’educazione, consiste nel considerare un’ ipotetica indipendenza  nei riguardi dell’adulto, senza la corrispondente preparazione dell’ambiente. Questa costituisce una scienza educativa, rispondente alla necessità, nell’alimentazione infantile di determinate prescrizioni igieniche. Tuttavia la preparazione dell’ambiente psichico nelle sue basi essenziali come fondamento di una nuova educazione è stata abbozzata dal bambino stesso in maniera abbastanza chiara per poter costruire una realtà pratica.

Fra le rivelazioni fatte dal bambino ce n'è una essenziale: il fenomeno della normalizzazione per mezzo del lavoro. Migliaia di esperienze fatte su bambini di tutte le razze del mondo permettono di dimostrare il fenomeno che costituisce l’esperienza più sicura che mai si sia realizzata nel campo della psicologia e dell’educazione. È certo che per il bambino l’attitudine al lavoro rappresenta un istinto vitale,  perché senza il lavoro non si può organizzare la personalità, dato che questa uscirebbe dai limiti normali della propria costruzione: l’uomo si costruisce lavorando.

Nulla può sostituire la mancanza di lavoro: né il benessere né l’affetto. D’altra parte non si riescono a vincere le deviazioni con castighi o con esempi. L’uomo si costruisce lavorando, effettuando lavori manuali in cui la mano è lo strumento della personalità, l’organo dell’intelligenza e della volontà individuale che edifica la propria esistenza di fronte all’ ambiente. L’istinto dei bambini conferma che il lavoro è una tendenza intrinseca della natura umana, l’istinto caratteristico della specie.  Per quale motivo il lavoro, che dovrebbe essere la suprema soddisfazione e la base principale della salute e della rigenerazione (come succede per i bambini), è respinto dall’adulto, che non giunge mai a credere nella sua dura necessità imposta dall’ambiente? Perché il lavoro sociale poggia su basi false, e l’istinto profondo – deviato dal possesso, dal potere, dall’ipocrisia e dal monopolio – rimane occulto nell’uomo con un carattere recessivo. In queste condizioni il lavoro dipende soltanto da circostanze esterne o dalla lotta di uomini sviati, e si trasforma in lavoro forzato, che genera potenti barriere psichiche. Perciò il lavoro è duro e ripugnante. Ma quando in circostanze eccezionali, il lavoro si collega all’intimo impulso dell’istinto, allora acquista, persino nell’adulto, caratteri molto diversi. In tal caso il lavoro diventa incantevole e irresistibile, e porta l’uomo molto al di sopra di deviazioni e perturbazioni. Tale è il lavoro di chi realizza un’invenzione, di chi compie sforzi eroici nell’esplorazione della terra, di chi esegue un’opera d’arte; in tali casi l’uomo è posseduto da un potere straordinario, per cui egli ritrova nuovamente l’istinto della specie nei disegni della propria individualità. Questa allora è simile a un potente getto d’acqua, che spezza la dura superficie e s’innalza con impetuoso slancio, ricadendo poi come pioggia benefica e rinfrescante sull’umanità. Tali impulsi generano il progresso della civiltà grazie alla quale riaffiorano i caratteri fondamentali dell’istinto normale del lavoro, su cui si fonda l’ambiente della società umana.

Il lavoro è indubbiamente la caratteristica più singolare dell’uomo: il progresso della civiltà è legato alla multiforme abilità che tende alla creazione dell’ambiente per facilitare la vita dell’uomo. […]  Oggi l’uomo non vive già più della natura, poiché l’utilizza tutta, quella che si manifesta e quella che si occulta nei misteri della a vita cosmica. L’uomo però non è passato semplicemente da un ambiente vitale a un  altro: s’è costruito il proprio ambiente e in esso vive tanto esclusivamente che non potrebbe ormai esistere fuori dalla sua meravigliosa creazione. L’uomo vive, dunque, dell’uomo. La natura non soccorre l’uomo, come fa con gli altri esseri vivi. L’uomo non trova in essa , come trova l’uccello, gli alimenti bell’e preparati e i mezzi per costruirsi il nido; l’uomo deve trovare nell’uomo tutto ciò di cui abbisogna. Perciò ciascuno individuo si trova legato agli altri, e ciascuno contribuisce col proprio lavoro al complesso in cui vive l’umanità, l’ambiente super-naturale. Ma se l’uomo vive dell’uomo, è padrone e signore della propria esistenza, e può dirigerla e disporne a suo agio. Non si trova direttamente sottomesso alla vicissitudini della natura, ma isolato da esse e dipende esclusivamente dalle vicissitudine umane. Perciò se la personalità umana si svia, tutta la sua vita è in pericolo, esistendo il pericolo per l’uomo in sé.

Lavoro e costruzione della personalità

È interessante controllare nell’infanzia il potere dell’istinto del lavoro e l’influenza dell’intima unione esistente fra normalità e lavoro sull’intera costruzione della personalità. Questa è la miglior prova del fatto che l’uomo nasce con una finalità concentrata nel lavoro, perché è la natura che lo spinge a costruire qualcosa che dipende da lui e che deve essere unito all’esistenza e ai fini della creazione.

E’  illogico infatti che l’uomo non partecipi dell’armonia universale a cui contribuiscono tutti gli esseri viventi, ciascuno secondo l’attività dell’istinto immesso nella specie. I coralli costruiscono isole e continenti ricostruendo le coste disgregate dall’incessante azione delle onde; gli insetti trasmettono il polline delle piante conservando gran parte della vita vegetale; il condor e la iena purificano l’ambiente dai cadaveri insepolti; altri animali eliminano i detriti, altri fabbricano miele e cera, altri la seta, e così di seguito. “La missione della vita è così immensa ed essenziale che la terra si conserva grazie alla vita che abbraccia il globo terracqueo con uno strato equivalente all’atmosfera.” Infatti oggi la vita sopra la terra è ritenuta una biosfera. Gli esseri viventi non hanno come scopo ultimo quello di provveder a se stessi , ma facendolo, prendono una parte così essenziale alla conservazione della terra, da costituire elementi necessari per l’armonia tellurica. Gli animali producono più di ciò che è richiesto dalle loro necessità; dalla loro attività risulta sempre un’eccedenza immensamente superiore alle necessità dirette della conservazione. Dunque sono tutti operai dell’universo e osservatori delle leggi universali. A queste non può sottrarsi l’uomo, lavoratore per eccellenza: esso costruisce la supernatura, che nella ricchezza della sua produzione non corrisponde evidentemente al semplice fatto dell’esistenza, ma ha in più una funzione di ordine cosmico.

Affinché  questa  produzione risulti perfetta, essa non deve essere ispirata dalle necessità dell’uomo stesso, ma dai misteriosi disegni dell’istinto del lavoro. Un fatale deviazione sapere evidentemente l’uomo dal suo centro cosmico, dallo scopo della sua vita. Nel bambino, la costruzione dell’uomo, che è la sua missione , deve unirsi intimamente - se si svolge normalmente - agli istinti direttivi della costruzione individuale. E in essa risiede il grande segreto: l’educazione normale dalla quale dipende la super-natura .”

Sara Mortella

Educatrice Metodo Montessori