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Continuano le “pillole” di Boboto per raccontare la filosofia di Maria Montessori per i primi tre anni di vita del Bambino. Oggi vi parleremo della conquista dell'indipendenza del bambino e l'importante ruolo dell'adulto nel supportarlo. 

La crescente conquista dell'indipendenza nel piccolo bambino “sorge nell'individualità che si forma e diviene capace di funzionare per sé stessa” , porta all'auto-perfezione. Maria Montessori indica, con semplicità, quale importante rispetto sia dovuto alla prima infanzia per poter fornire le giuste attenzioni e cure: “aiutami a fare da solo” è una richiesta interiore del bambino che invita i “più grandi” a non sostituirsi a lui, a non interferire dove non richiesto, a valorizzare tempi, ritmi e differenze.

L’ambiente come sempre rimane fondamentale. Verso il quinto mese di vita il bambino ha la capacità di strisciare ed è interessato a voler conoscere il mondo intorno a sé con i suoi sensi. Gli si può facilmente dare la possibilità di agire, fornendogli un materassino molto basso da mettere in terra così da permettere l’autonomia, la libertà e quindi lo sviluppo del movimento; favorire l’interesse a conoscere fornendo dei “motivi d’attività” (ad esempio raggiungere un oggetto posto sul materassino) che soddisfino il suo bisogno di fare e favoriscano l’apprendimento con esperienze dirette.

Scrive inoltre la Montessori nel suo “Il segreto dell’infanzia” (1953): “una prima forma di aiuto alla vita psichica del bambino è la riforma del letto e delle abitudini relative al lungo sonno imposto e non naturale. Il bambino deve avere il diritto di dormire e di alzarsi quando vuole. Per cui noi consigliamo, e già molte famiglie lo attuano, l’abolizione del classico letto del bambino e la sua sostituzione con un giaciglio molto basso, quasi rasente al suolo dove il bambino possa alzarsi a suo piacere. Il letto piccolo e basso quasi rasente a terra è economico come tutte le riforme che aiutano la vita psichica del bambino”.

Se nel corso della sua crescita “invadiamo” il suo campo di attività quando da lui non è richiesto, il bambino ci respingerà o con i suoi gesti dimostrando ed esprimendo un chiaro segno di “autoaffermazione”. Soprattutto a partire dai 12 mesi, il bambino ci chiede chiaramente di poter fare da solo, è un importante momento della sua crescita: sta organizzando il proprio sé, sta acquisendo un primo senso di identità. L'”io” partecipa alla sua costruzione attivamente. Per tutto ciò ha la necessità di essere svincolato da ogni legame, la consapevolezza di poter agire porta alla volontà e alla voglia di “volerlo fare” ed è il bambino stesso che, con le sue affascinanti energie, chiede di sperimentare le sue forze, la sua indipendenza, con la gioia di poterlo fare in autonomia.

“Il bambino ha lo scopo di sviluppare sé stesso […] coordinare i propri movimenti volontari, esercitare le forze muscolari nel sollevar oggetti, esercitare l’occhio alla valutazione delle distanze, usare l’intelligenza nel ragionamento relativo all’opera […] spingere la propria volontà nella decisione degli atti”. Avere la possibilità di potersi “sforzare”, lavorare per raggiungere un obiettivo, una piccola conquista, gli permetterà ad esempio, di sperimentarsi e imparare a mangiare da solo, raggiungere autonomia nel vestirsi, prendersi cura di sé, delle cose, stimolare lo sviluppo cognitivo.

Il ruolo dell’adulto nella fase di indipendenza del bambino

Compito dell’adulto è quello di essere attento osservatore del bambino per saper risponde adeguatamente ai suoi interiori “bisogni vitali” e accompagnarlo ad acquistare coscienza delle proprie capacità, a scoprire via via I'uso delle sue mani, a rassicurare la deambulazione, a diventare perciò sempre più autonomo e felice, protagonista del suo tempo. Il genitore, l’adulto, il maestro, ci dice Maria Montessori, dovrà eliminare due “pregiudizi” che ancora oggi a volte sussistono:

1.“I piccoli sono incapaci di controllare il movimento”, concezione che conduce a ritenere l'ambiente pericoloso tanto che i suoi movimenti saranno impediti non consentendogli di sperimentarli, conoscerli, comprenderli e di trovare soluzioni per affrontare le prime difficoltà.

2. “I piccoli sono incapaci di rispettare l'ambiente” così che non si condividerà con loro ciò che della vita fa parte, come, ad esempio, gli oggetti d'uso comune, per il timore che egli possa distruggerli; così facendo, si perderà la possibilità di spiegargliene l'uso reale, non lo renderemo né lo faremo sentire partecipe.