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I dibattiti su bambini e nuove tecnologie sono sempre più estremizzati: da una parte, troviamo quelle persone che possiamo definire tecno-entusiasti, che tendono ad appassionarsi esageratamente delle possibilità offerte da quasi tutte le nuove tecnologie: più sono nuove, meglio è. Dall’altra parte ci sono coloro che potremmo definire tecno-scettici: preoccupati per l’impatto negativo che possono avere nuove tecnologie, preferiscono che i bambini trascorrano più tempo con i giocattoli tradizionali o giocando all’aperto, e meno tempo davanti agli schermi.

Entrambi gli approcci sono frustranti, a mio parere. Lasciatemi spiegare per quali ragioni e provare a capire come potremmo pensarla in modo diverso.

Iniziamo con i tecno-entusiasti. Con le tecnologie digitali che svolgono un ruolo sempre più importante in tutti i settori della cultura e dell'economia, non sorprende che la gente sia più che felice di utilizzare le nuove tecnologie per migliorare l'apprendimento e l'istruzione. E con i bambini che passano sempre più tempo a giocare con i loro telefoni cellulari, i tablet e i computer, non sorprende che gli educatori stiano cercando di integrare il gioco nelle attività in classe, sperando di sfruttare l'alto livello di motivazione e il coinvolgimento che i bambini mostrano quando ci giocano.

C'è una certa logica in tutto questo, ma c'è anche un problema: troppo spesso, chi progetta materiali e attività educative, non fa che aggiungere un sottile strato di tecnologia e di gioco sopra un curriculum e una pedagogia antiquati.

In una classe che ho visitato, c'era un grande dispaly sulla parte anteriore della stanza, e ogni studente era collegato in rete con il proprio computer. L'insegnante ha fatto domande, e gli studenti hanno inserito le risposte sui loro computer portatili. Sul grande display, visibile a tutti, c'era un elenco che indicava gli studenti che avevano risposto correttamente alla domanda, e la velocità di risposta. Agli studenti è stato assegnato un punteggio in base alla loro velocità e precisione, che il display ha mostrato in tempo reale.

Il software era stato ben progettato e l'insegnante era contento di poter avere facile accesso a dati ben organizzati sulle prestazioni degli studenti. Non ho dubbi sul fatto che alcuni studenti abbiano trovato molto motivante questo approccio, simile al gioco. Ma sono anche sicuro che altri studenti lo abbiano trovato molto scoraggiante e privo di potenziale. Questa attività ha posto l'accento su domande che possono essere risolte rapidamente, con risposte giuste e sbagliate - certamente non il tipo di domande alle quali vorrei dare priorità in classe.

Questa attività mi ha ricordato una mia esperienza personale in quarta elementare, quando l'insegnante decise di disporre un ordine diverso dei nostri banchi, ogni lunedì, in base ai nostri punteggi sul test ortografico del venerdì precedente. Credo che questa classifica settimanale, così visibile, sia stata negativa per tutti gli studenti – sia per quelli in prima fila che per quelli dell'ultima. È doloroso, per me, vedere ripetuto, decenni dopo, lo stesso approccio pedagogico e anche con maggiore efficienza, grazie alle nuove tecnologie.

Per quanto sia frustrante, per me, l’approccio dei tecno-entusiasti, è altrettanto frustrante quello dei tecno-scettici. In molti casi, gli scettici applicano standard di giudizio molto diversi alle nuove tecnologie, rispetto alle "vecchie" tecnologie. Si preoccupano per l'impatto antisociale di un bambino che trascorre ore di lavoro al computer, mentre non hanno alcuna preoccupazione per un bambino che trascorre lo stesso tempo a leggere un libro. Si preoccupano che i bambini che interagiscono con i computer non passino abbastanza tempo fuori, ma non esprimono preoccupazioni simili sui bambini che suonano strumenti musicali. Non sto certo dicendo che non ci siano motivi di preoccupazione, ma sto solo chiedendo maggiore coerenza.

I tecno-scettici sostengono spesso che i bambini dovrebbero trascorrere più tempo con pastelli e acquerelli, piuttosto che con tablet e computer portatili. Ma tendono a dimenticare che anche i pastelli e gli acquerelli, in passato, sono stati visti come "tecnologie avanzate". Ora li vediamo diversamente perché si sono integrati nella nostra cultura. Il pioniere del computer, Alan Kay, ama dire che “la tecnologia è tutto ciò che è stato inventato dopo che sei nato”. Per i bambini che crescono oggi, i computer portatili e i telefoni cellulari non sono strumenti high-tech: sono strumenti di uso quotidiano, proprio come pastelli e acquerelli.

Penso di avercela soprattutto con i tecno-scettici, non perché io sia in disaccordo con loro su tante cose, ma piuttosto perché sono d' accordo con loro su tante cose. La maggior parte dei tecno-scettici hanno valori e obiettivi molto simili ai miei. Tutti siamo d' accordo sull' importanza di offrire ai bambini la possibilità di sviluppare la loro immaginazione e creatività.

Sviluppando il linguaggio di programmazione Scratch e la relativa community online, il mio gruppo di ricerca al MIT Media Lab punta ad ampliare le opportunità di sviluppare il pensiero e l'espressione creativi dei bambini. Vediamo Scratch come un mezzo di espressione, non diverso da pastelli e acquerelli. Quando i bambini disegnano e condividono storie interattive, giochi e animazioni con Scratch, imparano a pensare in modo creativo, ragionare sistematicamente e a lavorare collaborando e interagendo - competenze essenziali per tutti nella società di oggi. Ma quando i tecno-scettici guardano alle nuove tecnologie, tendono a vedere solo le sfide, non le possibilità.

Oggi, le preoccupazioni riguardo al ruolo delle nuove tecnologie nella vita dei bambini, sono spesso espresse in termini di tempo trascorso davanti ad uno schermo. I genitori e gli insegnanti stanno cercando di decidere se devono stabilire dei limiti di tempo che i loro figli passano interagendo con degli schermi: ritengo che questo dibattito non sia pertinente e non ci faccia focalizzare sulla vera questione. Naturalmente, c'è un problema se i bambini passano tutto il loro tempo a interagire con gli schermi - proprio come ci sarebbe un problema se passassero tutto il loro tempo a suonare il violino, leggere libri o fare sport. Passare tutto il tempo su una cosa qualsiasi è problematico. Ma il problema più importante, relativo al tempo trascorso davanti allo schermo, non è la quantità ma la qualità: ci sono molti modi di interagire con gli schermi e non ha senso metterli sullo stesso piano. Il tempo trascorso a giocare a un videogioco violento è diverso dal tempo trascorso a scrivere SMS con gli amici, che è diverso dal tempo trascorso a fare una ricerca per la scuola, che è diverso, ancora, dal tempo trascorso a creare e condividere una storia interattiva con Scratch.

Piuttosto che cercare di ridurre al minimo il tempo che i bambini trascorrono davanti allo schermo, penso che genitori e insegnanti dovrebbero cercare di massimizzare il tempo creativo. L'attenzione non dovrebbe concentrarsi sulle tecnologie utilizzate dai bambini, ma piuttosto su ciò che i bambini fanno con loro. Alcuni usi delle nuove tecnologie favoriscono il pensiero creativo, altri lo limitano. Lo stesso vale per le tecnologie obsolete. Invece di scegliere tra high-tech, low-tech e no-tech, genitori e insegnanti dovrebbero cercare attività che coinvolgano i bambini nel pensiero creativo e nell'espressione creativa.

 

Estratto dal libro “Lifelong Kindergarten: Cultivating Creativity through Projects, Passion, Peers, and Play” di Mitchel Resnick, professore di Learning Research al MIT Media Lab, direttore del gruppo di ricerca “Lifelong Kindergarten”, e co-direttore dello Scratch Team.

Traduzione a cura di Boboto.